p 124 .

Paragrafo 2 . Il ritorno a Kant.

     
Arthur  Schopenhauer   convinto che l'alternativa  all'idealismo,  ma
soprattutto  la via per conoscere la realt, passi per un ritorno  a
Kant  e alla fondamentale distinzione kantiana tra fenomeno e noumeno,
all'interno  della quale gli idealisti pretendevano di  aver  scoperto
una  contraddizione insanabile. Non solo - sostiene Schopenhauer -  la
cosa  in  s  esiste, ma  possibile trovare la via di  accesso  che
porta ad essa.
     
La rappresentazione.
     
Il punto di partenza  il fenomeno (la rappresentazione): Il mondo  
una  mia rappresentazione; sono queste le parole con le quali  inizia
l'opera  pi  famosa  di  Schopenhauer. La rappresentazione,  come  si
ricorder,(7)  fatta di due met: l'oggetto e il soggetto.
     Il  mondo  come  rappresentazione,  adunque  -  e  noi  non   lo
consideriamo qui se non sotto questo aspetto - ha due met essenziali,
necessarie e inseparabili. L'una  l'oggetto, di cui sono forma spazio
e  tempo,  mediante i quali si ha la pluralit. Ma  l'altra  met,  il
soggetto,  non sta nello spazio e nel tempo: perch essa    intera  e
indivisa  in  ogni  essere rappresentante; perci anche  uno  solo  di
questi  esseri, con l'oggetto, integra il mondo come rappresentazione,
s  appieno  quanto i milioni di esseri esistenti. Ma, se  anche  solo
quell'unico  svanisse,  cesserebbe  d'esister  eppure  il  mondo  come
rappresentazione. Queste met sono perci inseparabili, anche  per  il
pensiero; perch ciascuna di esse consegue solo mediante l'altra e con
lei  dilegua; esse si limitano a vicenda direttamente: dove  l'oggetto
comincia, finisce il soggetto(8).
     Come  si  vede,  la rappresentazione  kantianamente  determinata
dal soggetto:  sufficiente un solo individuo a far s che si abbia la
rappresentazione dell'intero mondo (ma si pu anche dire: che il mondo
esista  come  rappresentazione); senza quel solo individuo,  per,  il
mondo fenomenico scompare.
     
     p 125 .
     
     Il  fenomeno  quindi    mutevole,  non  pu  aver  alcun  valore
assoluto,    sogno,    maya,  come  dice  Schopenhauer,  riprendendo
un'immagine dell'antica sapienza indiana.(9)
     Come  nel  tempo  ciascun  attimo  esiste  solo  in  quanto   ha
cancellato l'attimo precedente - suo padre - per venire anch'esso  con
la  medesima  rapidit  alla  sua volta  cancellato;  come  passato  e
avvenire  (facendo  astrazione dalle conseguenze del  loro  contenuto)
sono  illusori a modo di sogni, e il presente non  che un limite  tra
quelli,  privo  di estensione e durata: proprio cos riconosceremo  la
nostra nullit anche in tutte le altre forme del principio di ragione.
E  comprenderemo  che  come il tempo, cos anche  lo  spazio,  e  come
questo, cos tutto ci che  insieme nello spazio e nel tempo,  tutto,
insomma,  ci  che  proviene da cause o motivi, ha  un'esistenza  solo
relativa,  esiste solo mediante e per un'altra cosa che ha  la  stessa
natura,  ossia esiste anch'essa soltanto a quel modo. La  sostanza  di
questa  opinione  antica: Eraclito lamentava con essa l'eterno fluire
delle  cose;  Platone ne disdegn l'oggetto come un perenne  divenire,
che  non    mai  essere; Spinoza chiam le cose puri accidenti  della
unica  sostanza, che sola esiste e permane; Kant contrappose  ci  che
conosciamo in tal modo, come pura apparenza, alla cosa in s; e infine
l'antichissima  sapienza indiana dice: "E' maya, il velo  ingannatore,
che  avvolge gli occhi dei mortali e fa loro vedere un mondo del quale
non  pu  dirsi  n  che  esista,  n  che  non  esista;  perch  ella
rassomiglia  al sogno, rassomiglia al riflesso del Sole sulla  sabbia,
che  il  pellegrino da lontano scambia per acqua; o anche  rassomiglia
alla  corda gettata a terra, che egli prende per un serpente"  (questi
paragoni  si trovano ripetuti in luoghi innumerevoli dei  Veda  e  dei
Purana). Ma ci che tutti costoro pensavano, e di cui parlano,  non  
altro  se  non quel che noi ora, appunto, consideriamo: il mondo  come
rappresentazione, sottomesso al principio della ragione(10).
     Da  queste  parole di Schopenhauer emergono due  questioni  sulle
quali vale la pena soffermarsi: il tema del sogno e l'affermazione che
il mondo sottomesso al principio di ragione  rappresentazione.
     
p 126 .

Il sogno.
     
Tutta  (o  quasi) la filosofia ha mirato a distinguere  fra  veglia  e
sogno,  cio  fra realt e illusione: si ricordi che Descartes  dubita
dell'esperienza  sensibile proprio perch questa non    in  grado  di
fornire con chiarezza la demarcazione fra la veglia e il sogno, e  che
Kant   dedic  alla  contestazione  delle  visioni  addirittura   un
saggio.(11)  Il  sogno,  nella  cultura  occidentale,  pu  avere  una
funzione  positiva  solo  in  quanto  intervento  divino  nella   vita
dell'uomo (si pensi ancora a Descartes e al suo inventum mirabile). Il
sogno  comunque e sempre qualcosa di estraneo alla ragione; nel sogno
l'uomo non  padrone di s; nel sogno si generano mostri.
     Schopenhauer rovescia questo punto di vista: se tutta  la  nostra
vita  sensibile e la nostra conoscenza del mondo fenomenico e il mondo
fenomenico  stesso  sono  pura apparenza, cade  ogni  distinzione  fra
veglia  e  sogno.  In  un breve scritto, Saggio  sulla  visione  degli
spiriti,   pubblicato   nella   raccolta   Parerga   e   Paralipomena,
Schopenhauer  affronta anche il problema del sogno,  alla  luce  della
letteratura  scientifica disponibile ai suoi tempi sull'argomento.  La
conclusione  cui  egli giunge, anche attraverso un nutrito  numero  di
esempi,    favorevole  a  una  continuit  fra  veglia  e  sogno   e,
addirittura, fra la vita e la morte.(12)
     E'  chiaro,  a  questo proposito, il debito che  ha  Schopenhauer
verso  Schelling  e la sua unit indistinta fra conscio  e  inconscio.
Vedremo poi l'importanza che assumono i sogni per Sigmund Freud e  per
la sua teoria psicoanalitica.(13)
     
Il principio di ragione.
     
Con  principio di ragione si intende la struttura in cui  stabilita
ogni spiegazione, ragione, verit dei fenomeni; in altri termini,  la
struttura  che,  secondo  Kant, consente la formulazione  dei  giudizi
sintetici   a  priori,  cio  la  conoscenza  scientifica  del   mondo
fenomenico.
     
     p 127 .
     
     Ora,  nella  filosofia kantiana le forme a priori  della  ragione
sono  trascendentali,  acquistano cio senso e realt  solo  nel  loro
incontro  con il dato sensibile proveniente dal mondo fenomenico,  ma,
come  facolt della ragione, hanno una loro autonomia dai fenomeni,  e
grazie  a ci permangono identiche a s e immutabili, garantendo  cos
l'universalit del giudizio scientifico (sintetico a priori).
     Per  Schopenhauer,  invece, il soggetto    l'esatta  met  della
rappresentazione:  determina  l'oggetto  e  ugualmente    determinato
dall'oggetto. Questa dipendenza reciproca fa s che oggetto e soggetto
(quest'ultimo con la sua struttura conoscitiva, cio con il principio
di  ragione) stiano entrambi e totalmente dentro la rappresentazione,
dentro il fenomeno. Quindi tutta la scienza, tutta la filosofia, tutta
la  conoscenza razionale, lo stesso uomo, sono semplicemente parvenza,
sogno, velo di maya. Tutto  sogno e non c' nessun sognatore.
